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Skeuomorphic design

L’hamburger menu è stato introdotto per preservare spazio in una User Interface (UI) limitata fornendo al contempo un oggetto grafico standard per delle impostazioni aggiuntive o per il menu di navigazione. Questo tipo di interazione non esiste nel mondo reale!

Abbiamo poi assistito all’ascesa del minimalismo.

Il minimalismo consiste nell’usare il minimo indispensabile per creare un’esperienza utente. Coinvolge ogni elemento e interazione con uno scopo definito e mirato.

La sua ascesa è in parte dovuta alla proliferazione dello skeuomorphic design: man mano che le interfacce diventavano sempre più complesse per mantenere la somiglianza col mondo reale, a risentirne era la user experience che risultava sempre più complicata e praticamente inutilizzabile. Lo scheumorfismo stava quindi diventando limitante e controproducente.

Bisogna considerare anche che noi, come utenti, ci siamo evoluti e continuiamo a evolverci nel tempo. La nostra attenzione per i dettagli cresce, mentre cala la tolleranza per tutti quegli elementi che ostacolano la nostra esperienza. Non vogliamo più perdere tempo a trovare valore attraverso un'esperienza, vogliamo quel valore immediatamente. Vogliamo quindi orientarci all'istante e trovare subito ciò che stiamo cercando.

Anche le tecnologie web si sono evolute e hanno dato ai designer il potere di creare animazioni bellissime, eleganti presentazioni dei contenuti e nuove interazioni che forniscono una risposta immediata a tutte le azioni, senza sacrificare le prestazioni del sistema.

La controversia

I critici dello scheumorfismo sostengono che i designer hanno creato la teatralità invece dell’esperienza. Un esempio di questo potrebbe essere la versione iPad di un e-reader:

Versione iPad di un e-reader

Coloro che lo criticano, infatti, sostengono che si dovrebbero imitare solo modalità d’uso e stili del mondo reale necessari alla user experience.

Per i critici, lo skeuomorphic design ha quindi sacrificato la facilità d’uso, la scalabilità dell'interfaccia e la navigabilità. (È infatti difficile scalare un design scheuomorfico perché fa affidamento su proporzioni e rapporti definiti.)

Per tutta risposta, la comunità del design si è mossa verso stili di progettazione più piatti, ambigui e standardizzati. Questi risultavano più adatti al responsive design: box, quadrati e sfondi piatti potevano infatti adattarsi facilmente a un layout responsive che cambia a seconda delle dimensioni dello schermo del dispositivo utilizzato.

Il risorgimento

Ora viviamo nell’era della digitalizzazione: dagli orologi alle auto, fino agli elettrodomestici. L'Internet of Things (IoT) sta riportando lo skeuomorphic design in prima linea nel design thinking.

Invece di interagire con una superficie piatta, come uno schermo di un telefono o di un tablet, gli utenti adesso interagiscono digitalmente con altri oggetti del mondo reale.

Prendiamo per esempio un Apple Watch. Quando guardiamo un orologio ci aspettiamo di vedere l’ora. Ci viene insegnato come funziona un orologio e abbiamo imparato come la lancetta dei secondi faccia sempre "tic-tac".

Il moderno scheumorfismo, quindi, è il ponte tra design digitale e industriale. Si tratta di facilitare l'interazione con dispositivi non tradizionali senza sacrificarne l'usabilità.

Inoltre, stiamo assistendo all'ascesa della realtà aumentata e della virtual reality. Ora possiamo interagire con gli oggetti in una simulazione del mondo reale. Possiamo usare le nostre mani per toccare e sentire gli oggetti digitali, posizionarli sopra le superfici e sperimentare le leggi della fisica del mondo reale in un'arena digitale.

Lo scheumorfismo oggi torna a essere più importante che mai, ma deve adattarsi. Non possiamo più fare affidamento sull'imitazione diretta delle esperienze del mondo reale, ma piuttosto, dobbiamo decostruire le nostre interazioni fisiche nei loro elementi più basilari, comprendere la fisica del mondo reale e poi applicare tali affordance alle nostre interazioni digitali.

Liberamente tradotto da Muzli.

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